Monday, 4 July 2011

La morte di Sardanapalo

“Gli insorti assediavano il palazzo… Disteso sopra un letto superbo, in cima ad un rogo immenso, Sardanapalo dà ordine agli schiavi e agli ufficiali del palazzo di sgozzare le sue donne, i suoi paggi sino ai suoi cavalli e ai suoi cani; nessuno degli oggetti che erano serviti ai suoi piaceri doveva sopravvivergli.”  
                               Eugène Delacroix,1827
musée du Louvre



É questo il penultimo ordine del re assiro Assurbanipal o Sardanapalo, il successivo sarà l’accensione di una tanto immensa quanto sontuosa pira funeraria con cui il re si porterà via tutto ciò che aveva fino ad allora posseduto. Niente e nessuno poté essere escluso dalla sua escuzione e la stessa sorte s’abbatté anche su Mirra, la donna semistesa sul letto ai piedi del monarca, sua concubina preferita.
La figura dell’ultimo re degli Assiri è stata ripresa molte volte nella storia. Viene menzionato nell’Antico Testamento e Diodoro il Siculo ne descrisse lo sfarzo e la vasta cultura, dato che all’epoca era raro che un sovrano sapesse leggere e scrivere, mentre Sardanapalo aveva addirittura fatto istituire la prima Biblioteca organizzata con criteri sistematici del Medio Oriente, ancora oggi in parte conservata a Ninive.
La tradizione lo ricorda come un uomo dai costumi immorali, dedito alla lussuria al punto di uscire raramente dal palazzo in cui viveva circondato dalle ospiti di un vasto gineceo, ed è citato da Aristotele nel passaggio dell'Etica Nicomachea in cui analizza il comportamento dell’uomo davanti a felicità e al piacere. In epoca moderna, è stato reso nuovamente attuale da Lord Byron che ne ha fatto il protagonista di un dramma omonimo del 1822.

L’opera di Delacorix destò molto scandalo quando venne esposta al Salon di Parigi del 1827, dove fu immediatamente considerata come il manifesto della pittura romantica nella querelle contro i neoclassici che avevano in Ingres, ugualmente presente al Salon con l’Apoteosi di Omero, il loro esponente di riferimento.
Di dimensioni notevoli, 392 cm × 496 cm, e dipinta con colori ad olio, La morte di Sardanapalo è una tela su cui Delacroix accosta macchie di colore che diventano una stessa unità quando ce ne si allontana per abbracciarla interamente con lo sguardo. L’uso sapiente delle ombre, come dei rossi e degli ori, dà origine alla sua luminosità eclatante. 

N.D.