Monday, 10 December 2012

Ecco chi risolverà il conflitto d’interesse.


L’Europa s’è tinta di rosso, il colore della nuova alleanza Finanz-kommunista. Alleanza evidente e che soltanto gli insipidi d’ingegno hanno potuto fare a meno di notare.

Ah la Borsa! Questa specie di gioco d’azzardo borghese ormai domato dalle redini del proletariato e che ora ha il nervo di pronunciarsi così palesemente all’ennesima possibile rielezione di un leader milionario.

Ma dov’è finite la democrazia? Non sono più i popoli in diritto di scegliere i propri capi? Non sono più le masse legittimate ad eleggere i propri Lukashenko con plebisciti del 98 % senza che qualcuno nei palazzi del potere storca superbamente il naso con il ghigno, a noi familiare, del primo della classe? Essendo, il leader bielorusso, un raro esempio di comunista “buono”, compatibile con le visioni liberali del nostro ex primo ministro.

Il Silvio è rimasto solo sulla scena internazionale, accerchiato da pecore dalla sinistra lana vermiglia. Ma noi lo difenderem, in nome della nostra libertà di scegliere.
In nome della nostra indipendenza, difenderemo lui e il suo conflitto d’interesse dallo slancio di cervo, capace di valicare l’arco alpino e far cascare le frontiere come incolori tessere di domino. Non servono miseri trattati a far passare la leadership manifesta, altro che Schengen miei cari!

Al conflitto d'interesse ci sono due soluzioni: o lo zampino dell'Europa colpita al cuore e al portafoglio dal piglio del settantaseienne self-made man, o Silvio stesso presidente a Bruxelles, primo ministro di fiamminghi e valloni, goti e ispanici, franchi e tiratori!

Wednesday, 5 December 2012

Paperblog: vale la pena?

Tutti coloro che aprono un blog o un sito web sono ansiosi di vederlo spiccare verso l’apice delle classifiche dei motori di ricerca. A questo fine, come spiegato nell’ABC della SEO, sono necessari dei link. Vengono così presi in considerazione gli aggregatori di blog, ma non tutti sono uguali. C’è quello che riporta qualche riga del post e poi rimanda subito al link, e quello che invece riporta tutto l’articolo parola per parola senza tralasciare nemmeno una foto. Tra questi c’è Paperblog, un aggregatore di blog internazionale che organizza attraverso una facile homepage migliaia di post in tempo reale a seconda dei campi d’interesse. Il portale è ben fatto, ci si muove subito con intuito e agli autori è dedicata una classifica giornaliera che può anche far piacere a chi venisse eletto. Ma...

Paperblog è sicuramente un aggregatore importante e funzionale a dare respiro al blog appena nato, a dargli link utili e anche a farlo conoscere. Però, in una fase successiva, può diventare un vero e proprio ostacolo dato che lo stesso post con due indirizzi diversi sicuramente non favorisce una buona valutazione da parte dei motori di ricerca. Un punto importante è poi la ricerca delle immagini, le foto pubblicate nel proprio blog le si possono ritrovare ai primi posti, ma con l’url che rimanda a Paperblog e non alla pagina originaria. Una raccomandazione? Usatelo con criterio, sino a quando credete possa esservi utile.

Saturday, 1 December 2012

The Apple and the Priest

The priest

When one thinks of himself as an open-minded person, disappointment is always around the corner. In my case, the sight of a priest working very placidly on his Apple Notebook was something I could not expect.

An apple...




Far from my intentions making of this post the place where to excuse my narrow views on current times... but how to forget the fashion-side of this brand, a real “griffe” to show off in public occasions. And what a brand: an edenic apple already bitten by 
..and bum made of marble
Eva and maybe by Adam too!




It’s from this moment that men can see nudity,    O priest!

Monday, 26 November 2012

Siria, cronologia di una guerra civile.



Ogni giorno arrivano notizie dalla Siria, ma a questa tanto rapida quanto tragica serie di avvenimenti può non seguire una comprensione effettiva delle dinamiche che hanno portato alla situazione attuale. Nel tentativo di fare chiarezza in primo luogo a me stesso, ho fatto una ricerca annotando gli eventi che credo essere più significativi. La lista che segue è scarna, me ne rendo conto, ma può servire a figurarsi un quadro iniziale del conflitto in corso sino al novembre 2012.

Segnalo inoltre due pagine della BBC per approfondire la conoscenza dei leader dell'opposizione siriana e avere una cronologia più ampia del profilo della Siria dal 1918 sino ai giorni nostri.

  • Il 26 gennaio 2011 Hasan Ali Akleh si dà fuoco dopo essersi cosparso di benzina, secondo alcuni testimoni per protesta contro il governo Siriano. Ciò innesca una serie di manifestazioni di protesta contro il regime. La stessa sequenza di avvenimenti era già stata vista in Tunisia. 
  • Il 18 marzo 2011 è il Venerdì della Dignità. La protesta comincia ad assumere dimensioni importanti e ad accomunare molte città del Paese tra cui Damasco, Hama e Daraa. Quest'ultima diventa il centro principale della dissidenza anche per il malcontento di molti rifugiati dal nord in seguito ad un alluvione. La polizia usa la forza per disperdere i manifestanti impiegando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili. Si contano decine di morti e Human Right Watch riporta l'esistenza di 27 centri di tortura. 
  • Nell'aprile 2011 il governo sembra concedere qualche riforma e soprattutto ritira dopo 50 anni lo Stato di Emergenza che giustificava l'uso di arresti arbitrari. Allo stesso tempo Assad etichetta l'opposizione come un gruppo armato di terroristi e restringe fortemente l'accesso a internet e ai mezzi di comunicazione. 
  • Da quando nella primavera 2011 viene dato esplicitamente l'ordine di sparare ai manifestanti, molti soldati di rifiutano di eseguire l'ordine e disertano. Molti di loro vengono giustiziati sommariamente, ma con il progredire della rivolta si registra l'abbandono del esercito regolare anche da parte di ufficiali. 
  • Molte città vengono assediate dall'esercito. Il 30 giugno scoppia la rivolta ad Aleppo, “il vulcano di Aleppo”. Il 31 luglio il Massacro di Ramadan porta alla morte di più 140 persone e centinaia di feriti. 
  • A fine luglio 2011 nasce il Free Syrian Army (FSA), composto da ex ufficiali dell'esercito e volontari. Da ottobre 2011 il FSA avrà il sostegno della vicina Turchia 
  • Sempre nel luglio 2011, Assad destituisce il governatore della provincia di Hama dopo essersi verificate grandi manifestazioni anti-regime e invia truppe armate nella regione. 
  • A fine agosto 2011 nasce il Syrian National Council (SNC) che dalla Turchia cercherà di organizzare l'opposizione lungo un fronte comune. 
  • Il 12 novembre 2011 la Lega Araba sospende la Siria che continuerà a rimanerne esclusa dopo il ritiro di una commissione inviata a monitorare le violenze nel gennaio 2012. 
  • Il 12 aprile 2012, a seguito di un piano di pace di Kofi Annan, il Governo Siriano e il FSA si accordano su un periodo di tregua con la mediazione delle Nazioni Unite. Il patto però non è mantenuto e se ne riportano violazioni da entrambe le parti. Le nazioni Unite si ritirano e Annan rinuncia al suo piano ad inizio Agosto 
  • Giugno 2012, la protesta contagia Damasco e Aleppo, le due maggiori città che sino ad allora avevano vissuto tranquille e il governo considerava come sue roccaforti. 
  • Il 22 giugno un aereo militare Turco viene abbattuto sopra le acque territoriali siriane. La Turchia è amareggiata, ma un accidentale invasione dello spazio aereo viene smentita dalle basi Americane. 
  • 18 luglio 2012, l'attuale e il precedente ministro della Difesa vengono uccisi assieme al cognato del presidente Assad. É la prima volta che vengono colpite cariche così alte del governo. 
  • Il 19 luglio 2012, Russia e Cina pongono il veto su sanzioni proposte dalle Nazioni Unite. La rete internazionale è divisa sulla questione Siriana. 
  • Il 3 ottobre 2012 ci sono delle tensioni al confine tra Siria e Turchia presso la città di Akçakale che costano la vita a 5 civili turchi. La Turchia chiama in causa la Nato che condanna l'episodio duramente. In seguito il governo Siriano porgerà le condoglianze al popolo turco. 
  • Ottobre 2012, il comitato internazionale della Croce Rossa dichiara il conflitto come non-internazionale. Si legge guerra civile. 
  • A fine ottobre 2012, il governo siriano dichiara di voler rinunciare alle operazioni militari durante la īd al-aḍḥā , "festa del sacrificio" , ma nondimeno si dice pronto a rispondere ad ogni offensiva. La tregua non viene accettata da tutti i gruppi di opposizione e gli scontri continuano. 
  • A novembre 2012 si intensificano i bombardamenti su Damasco da parte dell’esercito regolare mentre I ribelli ottengono conquiste significative nel nord del Paese. Il fronte dei ribelli sembra potersi unire sotto la nuova Siryan Opposition Coalition. 

Questo post è da considerare come continuazione di Siria, prima del conflitto, pubblicato precedentemente.

Nicco

Tuesday, 20 November 2012

Siria, prima del conflitto


La guerra in corso in Siria ha avuto origine nelle proteste dilagate nel mondo arabo a partire dal dicembre 2010. L'insieme dei moti che vennero successivamente accomunati nella “Primavera Araba” portò alla caduta di numerosi regimi a cominciare dalla Tunisia, ma ciò che all'inizio sembrava essere un fenomeno di fulmineo cambiamento, rallentò la propria spinta di fronte alla forza militare di dittature al potere da decenni come in Egitto e in Libia, paese quest'ultimo dove si scatenò un sanguinoso conflitto.

In Siria, dove ancora non è avvenuto nessun rovesciamento di potere, il partito Bat'ha è in forza dal 1963 a seguito di un colpo di stato. Dopo una serie di contrapposizioni interne che portarono alla destituzione in più occasioni dei vertici del partito, il ministro della Difesa Hafez Al-Assad, padre del attuale dittatore, ne divenne presidente nel 1970. Egli seppe ben presto sbarazzarsi di ogni antagonismo interno e a fondare una leadership basata sul culto della personalità. I siriani non ebbero più diritto a normali elezioni e la scelta del presidente poteva avvenire soltanto tramite referendum senza la presenza di altri candidati.

Nel 1963 venne inoltre dichiarato lo Stato di Emergenza per il perpetuo stato di Guerra nei confronti di Israele, ma di fatto questo ha autorizzato l'attuazione di leggi speciali ad appannaggio delle forze di polizia autorizzando arresti arbitrari e uso spregiudicato della forza.

Ogni forma di opposizione incontrò così una durissima repressione e i tentativi d'insurrezione vennero sedati nel sangue, come successe ad Hama nel 1982 quando la comunità sunnita diede atto ad una rivolta. I sunniti del resto sono il ceppo islamico di maggioranza in Siria, mentre la famiglia Assad appartiene alla minoranza Alauita che fa riferimento agli sciiti e comprende circa il 12% della popolazione. Con gli Assad al potere gli Alauiti detengono gli incarichi chiave nei servizi di sicurezza. Le altre minoranze, soprattutto quelle etniche, hanno vissuto al contrario una politica di emarginazione e sono state considerate straniere all'interno del paese.

Nel 2000 l'attuale presidente Bashar al-Assad succedette al padre grazie ad un emendamento alla costituzione che abbassò l'età necessaria a ricoprire tale carica da 40 a 34 anni. Malgrado questa forzatura, la successione sollevò molte speranze e con la “Primavera di Damasco” nacquero circoli politici che in breve tempo portarono alla nascita di un vero movimento per la democrazia. Il tutto venne stroncato nell'agosto 2001 quando i leader principali vennero arrestati e imprigionati.

Altri tentativi da parte dell'opposizione di costruire un movimento efficace si dimostrarono troppo deboli rispetto al regime, almeno sino alla già citata Primavera Araba quando la popolazione civile si riversò in piazza con numeri e continuità senza precedenti. A seguito delle proteste Assad fu costretto a fare qualche concessione e nell'aprile 2011 venne finalmente ritirato lo stato di emergenza e a 120.000 curdi fu riconosciuta la cittadinanza. Ma se da un lato il governo accettava qualche richiesta, dall'altro mise in atto un'opera di propaganda mirata a far passare le opposizioni come dei terroristi e ordinò all'esercito di far fuoco sui contestatori.

Da allora si è assistito a una crescente defezione di militari che, unendosi a gruppi di volontari, hanno reso la rivolta sempre più organizzata e armata senza però risolversi in un fronte comune. Almeno sino a inizio novembre 2012, quando la formazione della Syrian Opposition Coalition, legittimata proprio in queste ore dall’Unione Europea, sembra poter unire le forze dei gruppi d’opposizione.

Sunday, 11 November 2012

Mille papaveri rossi: il Poppy Appeal e altre storie dall'Inghilterra.


Dopo una lunga e luminosa estate passata in Italia, cosa che da un paio d'anni non mi succedeva, a metà ottobre sono ritornata a Cambridge, in Inghilterra.
Giusto in tempo per la morta stagione.
Non ho fatto in tempo a scendere dall'aereo, infatti, che già mi era stato fatto presente che Halloween era alle porte. Pochi giorni dopo, nella casa che ora sto dividendo con altre cinque persone, cominciarono a spuntare scheletrini fluorescenti e finti ragni di ogni colore e dimensione da ogni angolo, mentre due grosse zucche, pronte per essere intagliate, dominavano il living room.

A distanza di nemmeno una settimana da Halloween, in Inghilterra si preparano le celebrazioni del 5 novembre in ricordo del cosiddetto Gunpowder Plot (ovvero "Congiura della polvere da sparo"). L'episodio data al 1605, quando un gruppo di cattolici, capeggiati da Robert Catesby, organizzarono una congiura contro Giacomo I, sovrano protestante; il loro piano era quello di far esplodere la House of Parliament e con essa il re e gran parte dell'aristocrazia protestante. I cospiratori vennero però scoperti e l'attentato sventato. In particolare però, ciò che viene ricordato ogni 5 di novembre riguarda Guy Fawkes, che del gruppo era colui che si occupava degli esplosivi, e che –si dice– venne scoperto con 36 barili di polvere da sparo.
Ogni anno quindi si celebra il mancato attentato, il fatto che il re non saltò in aria e che gli attentatori vennero scovati in tempo. Scovati, arrestati, processati e condannati ad essere hanged, drawn and quartered ovvero –letteralmente– impiccati, sventrati e squartati; un'atroce forma di pena capitale per gli uomini, che risaliva all'epoca medievale. Il condannato veniva appunto impiccato, ma non fino alla morte, quindi rianimato e sventrato vivo; le viscere gli venivano bruciate davanti così, nel caso egli fosse disgraziatamente ancora cosciente, poteva assistere allo spettacolo, prima di essere squartato.
Si narra che Fawkes, tuttavia, riuscì ad avere una sua piccola rivincita, saltando dalla forca e quindi morendo risparmiandosi un'ulteriore terribile agonia. Nonostante ciò, il suo corpo venne comunque straziato e le sue parti esposte pubblicamente come monito per chi pensasse di voler tradire la corona in futuro.
Ogni 5 novembre si festeggia con uno spettacolo di fuochi artificiali seguito dall'accensione di un grande falò, durante il quale si bruciano pupazzi raffiguranti Guy Fawkes e si recitano filastrocche che ricordano l'evento. Curiosamente, questa celebrazione assomiglia molto ad altri rituali, appartenenti alla tradizione pagana e poi molto spesso rivisitati in chiave religiosa, che ricorrono più o meno nello stesso periodo (tra i quali, appunto, anche Halloween). Tutti rituali legati alla chiusura del raccolti nei campi e all'inizio dell'inverno, i cui spiriti portatori di morte e sterilità si tentava di allontanare con dei fuochi ed altri riti scaramantici.

Subito dopo aver fatto giustizia sullo sventurato Fawkes, l'Inghilterra ricorda episodi più vicini nel tempo e si prepara a commemorare i soldati morti durante le guerre mondiali. Con dei papaveri.
Chiunque nei giorni precedenti l'11 di novembre, giornata della commemorazione, sfoggia un bel papavero di carta pesta puntato sul petto, preferibilmente sulla sinistra, vicino al cuore. La scelta di questo simbolo fa riferimento ai versi di In Flanders Fields, poesia scritta dal colonnello canadese John McCrae nel 1915, mentre si trovava a combattere sul fronte franco-belga. Il militare descrive i campi di battaglia cosparsi di sangue dove, tra croce e croce ondeggiavano i papaveri.*

I Remembrance poppies (papaveri della commemorazione) vengono venduti dalla Royal British Legion, la principale organizzazione di beneficenza a supporto di coloro che prestarono e prestano servizio alla nazione e dei loro famigliari. Oggi più che mai è raccomandabile per tutti coloro che ricoprono cariche pubbliche, così come per chi lavora nel mondo della spettacolo, che si porti il poppy. Un'usanza che è ormai diventata una vera e propria moda, cui purtroppo sono legati anche forti pregiudizi. La mancata osservanza di questa “regola”, infatti, scatena immancabilmente furiose polemiche che non fanno altro che mettere in ombra il significato originario di questo simbolo, trasformando tutto in potentissimo showbusiness, contro cui però nessun fuoco né rito scaramantico può nulla.

Manca qualcosa? Un poster della Royal British Legion per la campagna 2012 (fonte:  www.britishlegion.org)

Un'immagine dalla cerimonia d'apertura della Poppy Appeal Campaign 2012, lo scorso ottobre (fonte: www.guardian.co.uk)



                                                                                                                                              Sara

*Il riferimento ai papaveri che vegliano sui corpi dei soldati nei campi di battaglia, ci è noto ovviamente anche grazie a La guerra di Piero di Fabrizio De André.

Thursday, 8 November 2012

USA 2012: il voto delle donne e la Planned Parenthood

Il voto delle americane è stato più che mai determinante nelle ultime elezioni per la presidenza USA. Dati alla mano, con il 55% di voti per Obama contro il 43% di Romney tra l’elettorato femminile, lo scarto di 12 punti assume un profondo significato visto l'altissimo afflusso di donne ai seggi elettorali. Margine che cresce vertiginosamente tra le donne non sposate: ben il 38 % in più a favore del presidente rieletto.

Verrebbe da dire che a determinare una scelta così decisa tra le donne americane siano state soprattutto le idee su aborto e controllo delle nascite di cui i Repubblicani si fanno portabandiera, ma che anche chi è disposto a credere ciecamente a teorie creazionistiche sembra cominciare a considerare fuori dal tempo. Ciò è probabilmente reso possibile anche per il tatto con cui alcuni esponenti della destra americana sono disposti a discutere di certi argomenti. Il candidato repubblicano al senato dell'Indiana, Richard Murdock, si è spinto a dire in un dibattito televisivo che una gravidanza a seguito di uno stupro è qualcosa che Dio ha voluto succedesse. Frasi su cui lo stesso Mitt Romney si è dovuto dissociare.

Allo stesso tempo, l'aspetto economico non è stato affatto di secondaria importanza. Le donne non sposate infatti, sono molto spesso a capo di nuclei familiari con bambini e anziani a proprio carico, ed è su questo punto che l'argomento politico dei diritti si affianca alla “sopravvivenza”.

Nella sua campagna elettorale Mitt Romney ha detto di volersi sbarazzare della Planned Parenthood, un ente che si occupa della salute sessuale delle donne offrendo servizi medici a prezzi accessibili e assistenza sanitaria pediatrica. Un'istituzione fondamentale al mantenimento delle famiglie sulle spalle di donne sole, soprattutto in tempi di crisi e senza dimenticare che due terzi dei lavoratori al minimo salariale negli Stati Uniti sono appunto di sesso femminile.

Se da un lato le ultime elezioni hanno segnatamente chiarito come certi diritti non siano più negoziabili, e una nuova generazione di donne sembra aver ribadito con convinzione le richieste delle proprie madri, una più accentuata vulnerabilità economica ha accomunato elettrici di tutte le età dando al voto dello scorso 6 novembre la risonanza di un pugno sbattuto sul tavolo.

Monday, 5 November 2012

L’Ilva vista dall’estero



Tutte le grandi emittenti giornalistiche internazionali in questi mesi si stanno occupando dell’acciaieria di Taranto. Da Al Jazeera alla CNN, passando per la BBC si susseguono regolarmente servizi per spiegare agli occhi del mondo l’agghiacciante scelta tra lavoro e salute.

In un reportage di France 24, la polvere rossa residuo della lavorazione del ferro viene raccolta sulle tombe di un cimitero e mostrata alle telecamere da un uomo sopravvissuto ai suoi compagni di lavoro. Un ragazzo spiega come non possa permettersi di perdere il posto per pagare le cure alla figlia piccola, in un ospedale distante 50 Km.

L’immagine della fabbrica che viene data dal giornalista Tristan Dessert, autore del servizio, è quella di un camion degli anni ‘50 a cui improvvisamente si chiede di rispettare gli standard di inquinamento attuali. Un collega gli domanda come sia stato possibile arrivare a tanto, e il giornalista risponde che è stato possibile dato che è sempre stato legale. Nessuno ha mai legiferato in merito, tutti hanno preferito chiudere gli occhi.

Clicca qui per vedere il servizio di France 24

Friday, 2 November 2012

22 Paia di Infradito



Un amico una volta mi disse che un uomo riuscì a spostarsi dall’Europa alla Cina senza portarsi dietro più soldi di quanti uno normalmente prende per uscire di casa o, ancor meno, una carta di credito.

Durante il suo viaggio infatti, egli visse barattando i prodotti che trovava lungo il percorso: la sola distanza sarebbe bastata ad aggiungere valore alla merce precedentemente acquistata. Per fare un esempio, dei cucchiai di legno sarebbero stati scambiati, dopo qualche miglia di cammino, per della lana, con un margine sufficiente a procurarsi del riso o dei noodles. Così facendo egli attraversò l'intero continente Eurasiatico.

Qualche decennio fa, quando la Jugoslavia era uno stato solido, frotte di persone si recavano settimanalmente a Trieste, la prima città italiana, per comprare articoli introvabili nel loro Paese. Tra questi i più ricercati erano vestiti e giocattoli, in particolare collant e bambole. Ora, con la Slovenia nel trattato di Schengen, sono gli italiani ad attraversare regolarmente il confine per riempire i serbatoi di benzina più conveniente.

Quando la mia nave raggiunse Manaus, una città grigia cemento nel cuore dell’Amazzonia, un motorista dell’equipaggio acquistò nel mercato di fronte al porto 22 paia di infradito a 7 dollari americani l’uno. Mi disse che a Manila è impossibile trovarne a meno di 13 $.

É un dato di fatto il risparmio di 132 $.  

Tuesday, 30 October 2012

22 Pairs of Flip-flops



A friend of mine once told me that a man travelled from Europe to China without carrying extra money on his pocket or, even less, any credit or debit card.

During the voyage he simply lived on trading the goods he could find along his track: the distance covered to the following place would have been enough to add value to the items purchased. To give an example, some wooden spoons were to be exchanged for, let’s say wool, after miles of walk, providing a margin to get rice or noodles. In this way he managed to cross the Eurasia continent.

Some decades ago, when former Yugoslavia was a solid country, crowds of people got weekly to the first Italian town, Trieste, to buy items they cannot find in their land such as clothes and toys, particularly tights and dollies. Now, with Slovenia in the Schengen Treaty, Italians cross the border regularly to fill up the tank of their cars with cheaper gasoline.

When my ship reached Manaus, a cement-grey town right in the heart of Amazonas, a motorman of the crew bought in the local market 22 pairs of flip-flops at 7 US dollars each. He said that in Manila you cannot find a pair of flip-flops for less than 13 $.

He saved 132 $.  

Sunday, 21 October 2012

Il Prete e la Mela



Quando uno pensa di essere di larghe vedute va a finire che si delude sempre.
A me ultimamente, ha turbato vedere un prete in aeroporto lavorare beatamente col suo Mac sulle ginocchia. Non che voglia difendere mie visioni grette sulla contemporaneità, ma come trascurare lo strascico mondano che questo marchio si porta dietro, firma su oggetti da sfoggiare all'aperitivo. 
E che marchio! Una mela edenica ormai morsa da Eva e forse anche da Adamo.
É da questo momento in poi che ci si incomincia a vedere nudi, O parroco!

Saturday, 6 October 2012

Read the Image, See the Words.


My task which I am trying to achieve is, by the power of the written word to make you hear, to make you feel—it is, before all, to make you see. That—and no more, and it is everything.


This is the aim set by the writer Joseph Conrad in the Preface to his novel The Nigger of the 'Narcissus' (1897), which became the manifesto of what is defined as literary impressionism. The concept in itself joins together the visual and literary aspects of narration; the highly vivid impact of the writer's visual imagery, in fact, makes it easy to correlate his written word with equally vivid paintings.
It might be predictable to try and find connections between Conrad's works and and the works of the painters belonging to the Impressionist movement, which developed in France during the 1870s. Nevertheless, reading some passages of The Nigger of the 'Narcissus', made me think about the work of a painter (whom I already had the chance to praise in this blog), who chronologically belonged to a previous artistic era: Joseph M. W. Turner.
Let's consider his famous Slaves Throwing Overboard the Dead and the Dying – Typhoon coming on (aka The Slave Ship, 1840). 


 

The canvas represents a sunset and, in the background, a ship at the mercy of a rough sea. Intense oranges and reds are used to depict the sky at the horizon, while different shades of white and grey are used for the rest of it; the sea is mainly yellow, and the waves are rendered by means of agitated black brush strokes. In the foreground the viewer can see what remains of the bodies of "the dead and the dying", eaten by fishes and sea fowls.
Similarly, in Conrad's The Nigger of the 'Narcissus', the raging of a sea stormcentral episode to the whole narrationis described in a way which seems to reflect the painting in all its dramatic vividness.

[The sky] arched high above the ship vibrating and pale, like an immense dome of steel, resonant with the deep voice of freshening gales. The sunshine gleamed cold on the white curls of black waves. […] [The ship] drove to and fro in the unceasing endeavour to fight her way through the invisible violence of the winds. (p. 40)


The terrible storm, that torments the seamen for several days, also causes most of their belongings to fall into the water:

They could see their chests, pillows, blankets, clothing, come out floating upon the sea. […] The straw beds swam high, the blankets, spread out, undulated; while the chests, waterlogged and with a heavy list, pitched heavily like dismasted hulks, before they sank; Archie's big coat passed with outspread arms, resembling a drowned seaman floating with his head under water. (p. 47)


Less harsh than the sight of the dead bodies at sea as in Turner's painting, but still an equally effective and expressive image.
There could undoubtedly be many other similar comparison to be carried out, but I think that this one is already enough to demonstrate both Conrad's and Turner's ability to make one hear, feel, and before all see


Sara


Conrad, Joseph, The Nigger of the 'Narcissus' and Other Stories, London, Penguin Classics, 2007.

Saturday, 29 September 2012

La pulizia dell'orecchio


Se nella fretta vi siete dimenticati di pulirvi le orecchie, una volta usciti di casa può esserci ancora rimedio. A Mumbai per esempio c'è chi può togliervi professionalmente dall'imbarazzo, ingannando tra l'altro l'attesa del tram..

Ear Cleaning, in Mumbai



Forgetting about cleaning your ears could be embarrassing. In Mumbai there is someone who can help you solving this little problem in a professional way, while waiting for the bus..

Monday, 3 September 2012

A Cobra Charmer



  Strolling around the streets of Colombo, my attention was caught by a cobra charmer, squatted under the shadow of a palm tree in front of two wicker baskets. 
  Apparently, the swinging movements of his flute were of more interest to the two snakes than the hypnotic melody. 
  Sometimes, as if the spell was suddenly broken, the cobras would quickly spring towards the hand of the man who, even quicker, would grab them and put them back in their baskets, acting in the most natural way and with no apparent fear.
  The little monkey attending the performance didn't feel that safe, though, and made sure to keep at a distance, glancing nervously around.

Saturday, 18 August 2012

un piccolo strapiombo chiamato Bwa-eltre


















Throw off your shame or be a slave to the system.

Nella carrellata delle citazioni sbagliate rimaneggiate riscritte, questa dovrebbe essere in cima. In cima a tutto, voglio dire.
Mi sto chiedendo perché siamo così deboli, perché aspettiamo stimoli esterni, colpi, pugnalate o incontri o baci, per fare qualunque cosa. Qualunque cambiamento. Deve essere l'autoconservazione, deve essere il fatto che ci si abitua a tutto, col tempo. Ci si abitua alla donna più bella del mondo ma soprattutto alla vista sulla tangenziale, all'appartamento con i muri bianchi che affaccia sul bowling e su un (altro) capannone, ci si abitua alle erbacce, al capodanno col tv, alle chiacchiere sulla pubblicità, all'onnipresenza del marketing dentro e fuori le nostre teste. E invece no.
Non funziona così, non è vero che le cose sono ineluttabili, che vanno così. Vanno così perché le nostre menti sono già condizionate, in origine, a ricevere e digerire la merda. E noi siamo quelli che stanno sotto.
Vanno così perché in fondo ci è comodo vivere in un certo modo, anche se ci uccide, anche se il risultato è un accumularsi di inutilità assoluto e pesante. Ci è comodo essere morti, e per decenni, e ci preoccupiamo pure dell'assistenza sanitaria ai 70 anni e oltre ("verso l'infinito ed oltre").
Vanno così perché siamo razzisti, e intolleranti, e non esiste un modo di vivere diverso dal nostro, o da quello cui aspireremmo. La pochette in coordinato con la camicia, guarda. Hai stirato la maglietta? Odio queste cose ma le faccio. Odio le multinazionali e faccio il traduttore per il marketing della fiat. L'aggiornamento dell'iphone mi ha sputtanato il bluetooth nella macchina, così non posso più ascoltare la musica dalle casse. Stasera dormi in albergo o in pensione? Il bed & breakfast conviene ma a volte t'inculano, perché la nutella è quella tarocca e si spalma peggio. Anzi, fate riposare il burro per un po', prima di spalmarlo sul pane.
C'è il tv nella stanza? Avete delle salviette sterili, incartate singolarmente? Le ferie me le ha pagate mia mamma, ma le chiedo un centinaio di euro in più per comprarmi gli occhiali. Montatura rossa, guarda. Stilosa. Instagram ha un filtro davvero vintage, mi ricorda l'Olanda.
Questo è il vero razzismo, quello primordiale e latente, nascosto e quindi più pericoloso.
Quello che non coltiviamo è la diversità, e con questo non intendo le cazzate gay-etero e i vari pride: parlo proprio della capacità di pensare diversamente, e quindi di agire. Le cose originali se le possono permettere in pochi, e vengono viste come un divertissement, un'eccezione addomesticabile o la cara eccezione che conferma la regola- e poi si ritorna alla normalità. Ma pensate se centinaia, migliaia di persone facessero cose davvero originali. Sarebbe un fatto atroce, lo sventerebbero come una sommossa, un'insurrezione guidata dai peggiori criminali. Perché non c'è cosa più pericolosa di una piccola voce che dice: 'è tutto falso, vedi?'.
Non pensiamo più, ma anche qui ci illudiamo di pensare come mai prima d'ora. Di essere più intelligenti, colti, preparati, scaltri, magnanimi. Istruiti. In realtà ci concentriamo sulla sovrastruttura, e quel poco che abbiamo lo buttiamo sulla rata del mutuo, e a ricordarci dov'è lo svincolo dell'autostrada, e a preoccuparci di cose future. E le uniche risposte che sappiamo dare sono quelle al quiz delle 18:30. Ma l'essenza sta oltre tutto questo, e con i giusti occhi e la giusta testa si potrebbe- si PUO'- vedere oltre. Penetrare, capire, e non averne paura.
Arrivare all'essenziale, appunto.
Ma la paura ci ferma prima, l'abitudine alla paura.
-Esiste qualcosa al di là?
-Certo, c'è il paradiso.
-No, non parlavo delle favole per bambini. Quello che volevo dire..
In una giornata di agosto un gruppo di cinquantenni fa il bagno, su una riviera che potrebbe essere la Romagna come la Versilia come qualunque altro posto calmo ma dove di tanto in tanto arrivano le onde. E le onde, vedete, sono arrivate, e hanno spostato i fondali a banchi, cosicché qui e lì ci sono buche profonde, e correnti fredde. Questi signori entrano in acqua con un bambino, il figlio di una coppia, e camminano e nuoticchiano fino a una di queste pozze. E' grande e fredda, e si sentono portare via, e si agitano e annaspano e bevono. Venti metri più avanti, più AL LARGO, un tedesco li guarda e ride: in quel punto l'acqua gli arriva al ginocchio e crede che sia tutto uno scherzo. E mentre il bagnino panzuto arriva col suo trabiccolo, il bambino fa la cosa più semplice del mondo: sta a pelo d'acqua e si lascia portare dalla corrente di superficie verso il tedesco, tra le urla dei genitori che non capiscono e credono all'annegamento.
Date retta a quel bambino.
Viaggiate di notte e senza luci, dormite per terra, perdete tempo, fate cose meravigliose.
Già, fate: perché il pensiero senza l'azione è un sogno ad occhi aperti, e alla fine ci si ritrova a sognare le cose che ci hanno abituato a volere. 
Non abbiate paura del male, di farvi del male, perché il dolore esiste comunque, ed il peggiore è la noia.
E non cercate cose che abbiano senso, se prima non lo trovate in voi.

Tra due giorni riparto, e il mio futuro è un grandissimo asterisco di colore azzurro.

Umberto

Tuesday, 31 July 2012

An viagi


Carissimi, sono arrivato in terra toscana dopo circa 800 km di borse e bici e zaino.
Sono stato sulle Alpi francesi e ho fatto l'Izoard e l'Alpe d'Huez carico come un mulo, poi sono tornato a Torino e sono ridisceso subito verso Genova, per poi passare per le Cinque Terre. Nel mezzo una caduta che mi ha causato qualche problema alla spalla destra.
La seconda parte- nonostante il caldo e le spalle tagliate- è stata magnifica, ho fatto diversi bagni, ho dormito su panchine e nel parcheggio di una coop (c'era troppo vento per accamparsi), ho conquistato molti posti. Ho anche incontrato persone improbabili, ho parlato molte lingue. Non male, non male.
Ora ho poco tempo, scriverò di sicuro qualcosa nei prossimi giorni.
Ho anche molte immagini, ne ho scelta una ma le altre sono qui:
http://umbertomassa.info/gal/index.html
http://umbertomassa.info/gal/gal2.html

(sembra pubblicità occulta, in realtà è bisogno di brevitas)
a presto,
u.

Sunday, 22 July 2012

What did you put on my table?

Today I'm gonna start writing posts in English. I couldn’t imagine that possible when I was at school going through all these grammar books conveyors of pages and pages of illustrations representing very peaceful characters handling -only with a few wrinkles on their front head- all sorts of incredible daily situation. Like: Bob explains to Ted that Mike had been running for almost half an hour in order to get into the bus number 68 which stopped after 5 mins in front of his garden where Jim asked to borrow Mike’s special scissor to cut the rosebush of his other neighbour leaning inside his property. 

My approach to them (these characters) was: okay, I am going to observe you guys, to figure out what you really mean under the plain features of your faces trying to get familiar with your vocabulary but once the exam is done..that’s it, I am not going to see you again especially in case of fun. Bye. 

But after these guys left, some other people knocked at my Door. And I will be always grateful to them for coming. Their words brought big boxes with a totally different specific weight in terms of charisma, even if sometimes they were banging and crashing or passing through the windows. They crowded my lounge and even if from an external point of view I could look like hell, what happened to this guy, inside I was smiling. 
They were my favourite English-writing authors and poets Conrad, Kerouac, Dylan Thomas, TS Elliot, Bob Dylan, Nick Drake etc.. etc.. 

But still, I could not get really confident using their language without concrete experience. 

That’s the main reason why I went to England to work in a restaurant for some months. There, facing a good variety of British accents, I finally understood how to look like a person who really gets the message. And seeing that what I brought on the table was not very far from the customers’ intentions, I growth self-assurance. 

Later on, I started working on ships where a sort of International English is constantly spoken and through hours of conversations with friends I got used to some slang expressions or at least to figure out their possible meaning. Now, I often find myself thinking genuinely in English and with this I mean those kinds of streams of words that cannot really be translated happily. 
So, why not writing in English on my blog? 

Let’s celebrate with this song:



                                                         See you.

Friday, 6 July 2012

In partenza

Ragazzi, che casino.
È la prima valutazione della stanza, un'accozzaglia di borse, zaini, sacchi, bicchieri, biciclette, ganci per auto, cacciaviti, fogli, succhi di frutta spremuti e agonizzanti.
Sto partendo, e la decisione più logica e sensata m'è parsa NON sistemare il marasma che già c'era e tirare fuori dai vari angoli le borse, i sacchi a pelo, la tenda, il fornelletto. Sto lentamente componendo tutto, con un'occhiata all'elenco che ho diligentemente stilato stamattina, per terra.
Che dire? Sarà dura. Il piano è un bel torino-pisa con la fida mtb caricata del necessaire. Anch'io sarò carico, con il caratteristico zainone verde da montagna. La prima tappa è Torino-Neive, ma forse mi spingerò più in là a coprire un'ottantina di km. La seconda va dalla Langa a Genova, e a pensarci mi viene da piangere: i km saranno 120, nel migliore dei casi, con tante colline sempre più alte fin da subito e poi lo scollinamento da uno dei Passi tra Piemonte e Liguria. A Genova le spalle saranno violacee, piene di vesciche, e probabilmente già tagliate. Il giorno dopo un centinaio di km: da Genova a Spezia, c'è saliscendi ma mi fermerò per farmi il bagno.. e in realtà credo che mi accamperò nelle Cinque Terre, o a Lerici. La bellezza dei posti mi aiuterà a non considerare stanchezza e male, almeno credo. Il giorno dopo passerò il Magra e mi butterò in Toscana, fino a Pisa.
L'inconveniente è che sono solo, e tutto si fa più difficile. A parte le questioni di stretta sicurezza (accampamento selvaggio in solitaria...mmm), c'è il doversi portare da soli TUTTO l'occorrente per un viaggio in bicicletta. E badate bene, tutto questo malloppo non dipende dal numero dei partecipanti o dai giorni di viaggio, serve ogni volta che almeno una persona viaggia in bicicletta. E allora: chiave inglese (pesa, ma è utile anche per piantar picchetti), tiraraggi, brugole, smagliacatena, pompa, toppe e mastice, viteria varia, chiavi. Fornelletto, lastra, bombole, gavetta, detersivo, sapone. Tenda sacco a pelo lenzuolo cuscino gonfiabile stuoia. Roba da primo soccorso (incrociando le dita), cerotti betadine acqua ossigenata garza forbici. Ago e filo.

Insomma, sarà dura, ma penso e spero che sarà anche bello. E in terra toscana mi aspettano vecchi amici, divise pulite e ceci bollenti.. chissà quali saranno i passi successivi, comunque voglio esserci.
Oh, dimenticavo: prima della traversata mi prendo qualche giorno in montagna, per riabituarmi alla fatica.

Il faut bien.


Un abbraccio,
Umb.

Thursday, 5 July 2012

Un incantatore di cobra




A Colombo, dietro una fila di auto parcheggiate, mi sono avvicinato ad un incantatore di serpenti. Se ne stava accucciato all'ombra di una palma, ai bordi di un piazzale assolato in terra battuta, mentre la sua scimmietta cercava di restare a buona distanza, guardandosi attorno nervosamente.

Due cobra uscivano da dei cestini di vinco scoperchiati davanti a lui, con il corpo pronto a flettersi nell'aria al minimo comando del loro sguardo attento. Gli ondeggiamenti del flauto li interessavano più della melodia, ma a tratti non seguivano più nemmen quelli. La mano su cui di colpo si lanciavano, ogni tanto li afferrava come per il collo, respingendoli al loro posto.


Niccolò

Saturday, 9 June 2012

Il mio amico Emanué


Voglio mettere nero su bianco alcune frasi di Emanué, terzo di macchina siciliano, dette nell’arco di questi mesi trascorsi insieme su questa nave dove di italiani praticamente ci siamo solo io e lui.

A dir il vero di cose Emanué ne dice tante e in continuazione e molto spesso a voce troppo alta, ma in qualche occasione, su certe sue parole, è giusto porre maggiore attenzione.

Così, quando in un giorno di pioggia pesante su Yokhoama decidemmo di scendere a farci un giro assieme, vedendo tra le brume il profilo di palazzi e grattacieli egli constatò, in un’immagine lampo: “Certo che i giapponesi con l’import-export si sono fatti la reggia”. Con tale frase, Emanué mi costrinse per la prima volta a fermarmi sotto la pioggia e a guardarmi intorno.

In un’altra occasione, mi raccontò un suo sogno o meglio incubo, che l’aveva turbato nella notte: “ C’eravamo io e te in un’isola di cannibali, solo che non lo sapevamo e in qualche modo nella foresta incontravamo due ragazze che siamo riusciti a rimorchiare, cosi’ io vado da una parte e tu dall’altra, solo che a un certo punto quando io chiedo alla mia  una cosa in particolare, quella apre la bocca e tira fuori una lingua che non finisce più e scende fino a toccare per terra. Io mi chiedevo se era normale, ma quando ha incominciato a leccarmi il collo io e te abbiamo cominciato a scappare e siamo capitati in mezzo alla tribù di cannibali.
- E come e’ andata a finire Emanué?
- Che a te ti mangiavano e io riuscivo a tagliare la testa a uno.
- A uno dei cannibali?
- Sì.
- Eppoi tu ti salvavi?
- Sì, ma a te ti facevano girare come l’arrosto.

Recentemente sono andato a farmi un giro nella Sala Macchine con lui che mi faceva vedere gli impianti spiegandomeli con una certa passione, destata forse dal mio interesse per la sua materia.
Allora Nicolò (lui lo dice con una c sola e scandito in sillabe: Ni-co-lò) questo è lo slip, serve a ridurre i giri dello shaft per trasmetterli all’elica.
Questo interessa pure a te che sei di coperta, Ni-co-lo’.

Quella invece e’ la pompa che serve a mantenere la pressione nell’impianto antincendio degli Sprinkler, in caso non dovesse bastare il polmone d'aria. E’ molto importante perché all’esame della licenza di sicuro te la chiedono.
E così questo interessa pure a te, Ni-co-lò.

Quest’altra invece e’ la tanca del Sewage, le acque nere, dove tutti i bisogni della nave finiscono dentro attraverso quel tubo. Vedi quella valvola? Bene, fai attenzione, ché se la apri ti fai la doccia di merda.
E questo interessa pure a te, Ni-co-lò.


Ni-co-lò

  

Friday, 25 May 2012

Questo mio sonno.



Questo mio sonno che non si stacca dalla nuca e avvolge come coperta calda le tempie. Coperta che si strugge per me con mille risolini, o alga che m’intrilgia sul fondo della Malacca.

Monday, 16 April 2012

Via della Povertà


  Uscendo dal centro di Cambridge, dirigendosi verso sud-est, si imboccherà Mill Road. Ci si lascia alle spalle la zona storica, con i suoi college, la piazza del mercato e i bei parchi fioriti, per entrare in una dimensione del tutto differente.





  Mi trovo a Cambridge da ormai due mesi e mi mantengo lavorando come cameriera in un caffè, nella centralissima Regent Street. I miei datori di lavoro, tuttavia, sono proprietari anche di un altro locale, più piccolo, situato proprio in Mill Road. I dipendenti vengono fatti lavorare in maniera più o meno equa in entrambi i locali; in particolare, a me tocca Mill Road mediamente un giorno a settimana.
  Qui il lavoro può essere per molti versi noioso, perché i clienti sono rari e alle volte le sei ore di lavoro passano lentamente, se non ci si trova qualcosa da fare. Una mia collega si porta il computer e dei libri per prepararsi agli esami universitari, e ancora mi chiedo dove riesca a trovare lo spazio per farceli stare, tra le torte e la macchina del caffè. Anche io ho sempre un libro con me, tuttavia passo una buona parte del tempo ad osservare quello che succede fuori, sulla strada.


Mill Road, il ponte sulla ferrovia.
  Sede, in passato, di un importante mulino – cui peraltro deve il nome –, Mill Road è oggi un luogo speciale; una strada sempre affollata e decisamente multietnica. É luogo di passaggio quasi obbligato per molti, trovandosi proprio all'incrocio con la stazione dei treni, ma oltre a ciò, ospita molti importanti punti di riferimento per i diversi gruppi etnici che, numerosi, popolano la città. Se si cerca una moschea, una chiesa battista o un tempio indù, è in Mill Road che si deve andare; ugualmente, se si ha voglia di fish and chips, di sushi o di kebab. Inoltre, nei tanti negozietti indipendenti che questa strada vanta, si può trovare davvero di tutto: da prodotti tipici coreani, a ogni tipo di spezia orientale, all'olio extravergine d'oliva, direttamente dalla Puglia; ma anche strumenti usati, prodotti pensati esclusivamente per la cura dei gatti domestici, libri e vestiti di seconda mano.
I colori e gli odori di Mill Road sono diversi da quelli che si possono vedere o sentire nel centro della città, come lo sono le facce e le storie che vi si incrociano.
  Lontana dalle guglie degli antichi e prestigiosi college e dalle vetrine patinate del centro (sulle quali, nelle ultime settimane, campeggia l'Union Jack, a ricordare a tutti che presto si celebrerà il Diamond Jubilee*), Mill Road affascina e allo stesso tempo trasmette un certo senso di malinconia. E a questo contribuisce anche il fatto che molti dei negozi caratteristici di questa strada stanno chiudendo, così, da un giorno all'altro, destando sempre maggiore preoccupazione nei membri della Mill Road Community che si battono per preservare l'unicità di questa zona.

Vetrina spiritosa.

  L'atmosfera malinconica, gli incontri e le brevi conversazioni con i pochi ed abituali clienti del caffè, così come gli scorci di realtà che posso osservare dalla vetrina del locale, alimentano la mia immaginazione e mi fanno venire in mente le storie degli abitanti di Desolation Row, raccontate da Bob Dylan nella sua celebre ballata, o dell'altrettanto nota versione tradotta da Fabrizio De André, Via della Povertà.

  Ed è con le note di quest'ultima che voglio accompagnare la serata, dopo una giornata di lavoro in Mill Road, Via della Povertà.






                                                                                                                                                    Sara


* Dal 2 al 5 giugno si celebreranno ufficialmente i 60 anni dall'incoronazione della regina Elisabetta II.

Saturday, 14 April 2012

A Vladivostok fa talmente freddo.


A Vladivostok fa talmente freddo che al mercato vendono la carne in fettine sciolte, senza confezione, disposta come arance in cassette di legno o di cartone. Si sceglie il taglio appropriato, quello che si preferisce, frugando con la mano tra le fette rosse intarsiate di lardo, dure come pietre e che rimescolandosi fanno rumore come grossi pezzi di lego. Lo stesso avviene per il pesce, disposto in cumuli piramidali dai tanti occhietti fissi, giallini, e dalle pinne caudali ritorte e irrigidite. 
Tra queste e altre mercanzie e tanti vasetti di caviale, la signora di Vladivostok, foulard annodato sotto il mento, si aggira tra le bancarelle di una bella giornata di marzo valutando silenziosa cosa porterà sul piatto.

Subito dopo il porto, il centro si presenta con un grande monumento alla Rivoluzione ai piedi di una strada dritta, affollata dai passanti e auto con la guida a destra, benché il senso di marcia non sia alla britannica. Sono infatti macchine usate importate dal Giappone quelle che in maggioranza vanno su e giù per le vie di questa città costruita su basse colline che mi restituiscono il profilo reale, modesto, di un toponimo dal suono severo. I russi e gli ucraini che sono a bordo con me, sbarcano curiosi anche loro di vedere questo lontano avamposto a oltre due settimane di ferrovia da Mosca. Da qualche palazzo costruito tra otto e novecento, dal ferro e molta edilizia popolare, si attendono una città collocata oltre la portata delle attenzioni da parte dell'amministrazione centrale, ma ne tornano quasi soddisfatti, stupiti dal carattere amichevole degli abitanti. Stanislav si confida: “Devo dire la verità, pensavo peggio”.

la baia ghiacciata
Intanto io, risalendo una strada scoscesa in una zona ormai periferica, vedo una cosa che non ho mai visto prima. Dietro il promontorio che segna l'inizio delle acque mosse dalle correnti e i flutti oceanici, una grande baia è vinta dal silenzio del ghiaccio che la immobilizza a perdita d'occhio sotto una coltre spessa e uniforme. É come essere al Polo Nord, sebbene la latitudine sia soltanto 43° N, inferiore per esempio a quella di Venezia, ma mi devo sempre render conto che considerazioni come questa, voglian dir poco al cospetto dei grandi moti di fluidi caldi e freddi che percorrono la Terra. 
Verso nord colline brulle si ergono dal pack immacolato, inaspettato.


Nicco.

Tuesday, 3 April 2012

Ma se


Mi permetto un piccolo punto nave anch'io. In fondo sono pur sempre comandante di vascello, sebbene non voglia dire granché e sebbene io sia arenato nella casa dei nidi di rondine.
Per non usurpare il titolo del buon Nicco, però, terrò quello usato sul blog su cui non scrivevo da un pezzo. Ma se.







A volte c'è bisogno di fare un bel reset. "Fare un bel reset", sentite che espressione da anni '50? Come "cose da donne" o "un bel bagno caldo" (sinonimi, tra l'altro). Senza contare l'accezione grillesca, un uomo ricco ha trasformato in slogan partitico un'espressione corrente inquinandola per anni a venire, come piscio di cane. E si, parlo di Grillo ma potrei parlare di B.
Per me reset rimane il pulsantino sotto a una delle macchine radiocomandate che avevo da bambino. Ho avuto una macchina rossa, grande, a pile. Poi ho avuto la Drago Nero, una specie di buggy nera (appunto) con una striscia gialla ed una rossa, e poi la Drakken, gialla e arancio fluo, con un dragone su un fianco. Tutte queste macchinine avevano il pulsante, on/off, un quadratino rigato da spostare su o giù, e poi un pallino di plastica bianca, un po' più morbida, per fare reset. Metti che la macchinina impazzisce, e la scheda comincia a farla girare su se stessa captando le onde emesse da un telecomando altro: ecco, a questo serviva. Schiacciavi il bottoncino e si rifaceva docile, pronta a radioubbidire ai tuoi radiocomandi.
Al netto dei grillini e delle fighe isteriche da scienze dell'educazione, ho bisogno di questo. Ed è quello che sto facendo.
C'è chi, per dare svolte alla sua vita, cambia taglio di capelli, o colore, o se li rasa. Chi si fa tatuare un'isola polinesiana in mezzo alla fronte. Chi fa una crociera (Schettino!). Chi molla l'università. Chi fa un corso da sommelier.
Io, in questo momento, vorrei affrontare un viaggio come garba a me, ma la bici è convalescente e reclama ore di attenzioni e lavori. Se vi interessa saperlo, sto affrontando la guarnitura nuova e le pedivelle. La nuova guarnitura sarà nera, e magari approfitto della sosta per una riverniciata veloce. Sto anche saldando un carrello, e tengo d'occhio l'atlante calcolando distanze e percorsi e soste.
Certo, avrei almeno una dozzina di altri modi per staccare; ma sarà questo cielo grigio, ho solo voglia di partire. E partire come dico io, appropriarmi davvero dei posti, farli miei. Una sensazione che non provo da un po', e che da troppo tempo lascia posto al tutto fatto/tutto visto che cala sopra alle mie giornate, inquinando anche quello che tutto visto e tutto fatto non è.
È forse un odore particolare, e non lo sento da un po'. L'odore dell'esattezza, dell'esserci nel senso di trovarsi lì ed ora e capirlo e inalarlo e stordirsi di questa sensazione.
Devo riprenderla, e capisco che devo farlo da solo.
È da un po', del resto, che mi trovo da solo con me stesso- non la migliore delle compagnie, me ne rendo conto anch'io. Ho salutato molte persone, le ho allontanate, le ho cancellate con un'alzata di spalle.
Reinventare. Ritrovare.
Le parole d'ordine di oggi iniziano per r.
umbe